Il mio primo spettacolo  risale al giugno del 1988 dopo un intenso periodo di attività laboratoriale con Renzo Fabris, maestro nell’uso della maschera in Commedia. Su di lui, mio primo assoluto maestro,  e sul mio rapporto con l’Arte della Commedia trascrivo un articolo apparso nel 2009 sulla rivista “Prove di Drammaturgia” diretta dal correlatore della mia tesi Claudio Meldolesi. Vorrei sottolineare che senza questo mio professore molti attori di “ricerca” oggi non lo sarebbero. Sono gli stessi che scambiano la commedia dell’arte per le “mascherine” contraffate dai cinesi che si trovano nei negozi di ciarpameria a Venezia. Sono gli stessi che denigrano gli attori che animano, con professionalità e preparazione costante, le feste durante il Carnevale di Venezia e gli eventi internazionali che creano il valore aggiunto della Città lagunare. Come in tutti i mestieri ci sono gli artigiani e i mestieranti improvvisati. Ecco quelli che si improvvisano non hanno nulla a che vedere con l’Arte all’Improvviso, scusate il gioco di parole, dei Comici.

“Il recupero di questa particolare forma di teatro ha impegnato artisti europei sin dai primi decenni del nostro secolo (ricordiamo per tutti l’opera di Mejerchòl’d e l’esemplare messa in scena di Vachtàngov della Turandot di Carlo Cozzi nel 1922 a Mosca). In Italia una nuova esplosione d’interesse per la Commedia dell’Arte si ha sin dalla prima metà del Novecento; in particolare con la scuola strehleriana che, con l’Arlecchino servitore di due paroni – rappresentato per la prima volta al Piccolo teatro di Milano il 24 luglio 1947 – produsse un nuovo grande Arlecchino nell’attore Marcello Moretti, il quale lasciò in eredità il personaggio a Ferruccio Soleri, che a sua volta lo sta trasmettendo a diversi allievi, tra cui l’eccellentetrico Bonavera; dalla stessa scuola provengono altri artisti, come Renzo Fabris che, pur avendo interpretato magistralmente il ruolo di Brighella nello storico spettacolo strehleriano, si rivela tutt’oggi come conoscitore profondo e personale ri-costruttore di molti altri personaggi della Commedia dell’Arte. A fine degli  anni ’60 una nuova scuola veneziana di recupero della Commedia dell’Arte si veniva formando grazie all’opera di Giovanni Poli che nel 1969 fondò il Teatro a l’Avogaria di Venezia, basandosi dapprima sulla sua già più che decennale esperienza in allestimenti spettacolari di antichi documenti e canovacci, e poi anche raccogliendo una certa eredità strehleriana grazie a ripetute collaborazioni con Fabris e Bonavera. Il presente testo intende anche documentare questa “piccola-nuova tradizione “ in cui affondano certe radici artigianali del nostro viaggio nella Commedia dell’Arte” (Prove di drammaturgia – rivista di inchieste teatrali, Anno XV-N1-Aprile 2009)

A questo uso più tradizionale della maschera poi ho affiancato lo studio delle tradizioni orientali con il  maestro Kuniaki Ida, insegnante alla Paolo Grassi di Milano e allievo di Jacques Lecoq; con Tapa Sudana, uno degli attori prediletti di Peter Brook; con Kalamandalam K.M. Johndirettore del Kerala Kathakali Sangam. Sono stata attrice nei lavori di Giovanni Perelda, regista e insegnante del teatro a l’Avogaria e del Professor Piermario Vescovo, docente dell’Università Cà Foscari di Venezia, nel teatrino di Villa Belvedere a Mirano. Proprio qui, a circa 30 km da Venezia, negli anni Settanta sono state protagoniste importanti figure artistiche, teatrali e non, come il maestro Jerzi Grotowski. Si è creata così una forte presenza di teatro di innovazione che combinato al teatro di tradizione, la Commedia dell’Arte nello specifico, ha dato vita a progetti di sperimentazione teatrale. Tra questi sono da segnalare “Fregole in soasa”, i notturni nel parco monumentale di Villa Belvedere, le “Campagne immaginarie”: tutti spettacoli di maschere. L’incontro poi a Bologna con il teatro delle avanguardie e la partecipazione a master class con Eugenio Barba, Dario Fo, Leo de Berardinis, Titino Carrara mi hanno dato la possibilità di vedere la maschera non come una limitazione ma come uno strumento efficace di comunicazione.